domenica 4 marzo 2007

La fila che non fila

Ci sono delle piccole cose che ci succedono tutti i giorni che ci fanno incazzare . E va bene così . perchè diciamolo : ok i buddha e i nirvana e la pace interiore , ma incazzarsi qualche volta fa bene . Allontana lo stress . Dicono .
Poi se queste cose che ci fanno incazzare ci fanno , dopo , anche sorridere ancora meglio .
La fila per esempio .
La fila è un concetto semplice . Un concetto di base . "Bambini mettetevi in fila" ci diceva la mestra quando andavamo in gita . E noi piccoli e ancora non omofobici prendavamo per mano il nostro migliore amico . E non avevamo bisogno di spiegazioni . La fila sapevamo cos'era .
Poi chissà . Poi chissà cosa succede nella nostra testa quando cresciamo . E dimentichiamo . Dimentichiamo la fila .
Anzi diventiamo dei creativi della fila . Non uno dietro l'altro . Ma adoperiamo schemi calcistici . Uno . Tre . Due . Ancora uno . Quattro . E la fila non fila piu' .
E poi abbiamo un altro problema . La distanza sodomitica . Mi spiego meglio . Vi capita mai di essere alla poste ad aspettare il vostro turno ? Ecco provate a non stare appiccicato a quello che vi sta davanti e comincerete a sentire un brusio impaziente alle vostre spalle . E magari succederà anche che qualcuno vi dirà "Scusi è in fila?" . Eh si . Ve lo chiederanno . E voi reguarditi da tanta apprensione tornerete alla distanza corretta da chi vi precede : 10 cm .

Un'altra cosa che trovo fantastica quando in Italia si fa la fila sono i superpoteri che si acquisiscono . Si diventa invisibili . Eh già invisibili !
Qualche giorno fa ero in fila dal tabaccaio (eh nessuno è perfetto!) era il mio turno quando un simpatico vecchietto arriva e chiede le sue sigarette come se io non esistessi . Alchè dico "Scusi c'ero io" e lui " Ah non TI avevo visto" e io "Devo essere invisibile allora" cosi' lui non ha fatto altro che avvalorare la mia tesi dicendo "Eh già!!" . Insomma ho scoperto che non è una mia impressione ma veramente si aquistano superpoteri da far invidia ai fantastici quattro !

Ultimo atto sulla fila e i suoi grandi misteri .
Cinque e mezzo del pomeriggio . Lungotevere . Ho detto tutto . Il traffico è cosi' intenso che quando scatta il verde non si puo' procedere perchè davanti abbiamo la fila del semaforo successivo .
Io mi chiedo , e forse qua potete aiutarmi , perchè quello dietro di me mi suona ?
Perchè è cosi' gentile da volermi indicare che il semaforo mi indica di procedere ? Per andare dove ? ma ecco la risposta ! Mi rivengono in mente le poste e capisco ! "La distanza sodomitica"!! Che stupido che sono . Ma certo ! E cosi' mi appiccio a quello davanti .
E tutti vissero felici e contenti .

2 commenti:

Elina Katariina ha detto...

Ciao insegnante, come se fossi in italia, veramente, quando ho letto il tuo articolo sulle file mi sembrava di essere in Italia. E con un costo molto più basso che il biglietto ryanair. Grazie di questa bella esperienza! Un bacione, elina.

Anonimo ha detto...

Perle di saggezza! Mi pare che il tema che hai sollevato abbia molto a che fare con il deficit di civiltà che spesso noi italiani riscontriamo nel nostro paese e anche col lo stress che contraddistingue la vita in una grande città come Roma
Rolando diceva "la fila". Diciamo pure che per non fare la fila per strada, decido di prendere la metropolitana. Arrivato sulla banchina con una rapida occhiata mi rendo conto che almeno altre centocinquanta persone hanno avuto la stessa idea. La cosa non mi scoraggia: i miei compagni di viaggio saranno un campione di italiani ragionevoli ed equilibrati che sono stanchi delle file e del modo in cui si comportano spesso gli italiani nel traffico.
Noto dietro di me un viso conosciuto: una delle tante facce viste all'università, probabilmente. Il tizio è a un metro da me e a un certo punto dice al suo interlocutore :"Guarda sempre meglio che fare la fila al semaforo. Non so te ma io non sopporto quando, scattato il verde, le macchine che mi stanno davanti esitano prima di partire." E poi ridendo:"Tant'è che gli do di clacson anche per rompergli il cazzo".
Illuminazione:"Sei il bastardo che mi ha suonato ieri sera al semaforo. Io ero in poll position e tu subito dopo di me, era Lunedi, non c'era traffico, sono partito con un solo millesimo di secondo: per quale cazzo di motivo mi hai suonato facendomi salire il sangue al cervello? Allora lo fai solo per rompere i coglioni?" Mentre ho questi pensieri mi rendo conto che lo screzio subito non giustifica l'omicidio e nemmeno la più lieve delle lesioni fisiche, almeno di fronte alla legge. Voglio rimanere pulito. Arriva il treno e 5/6 pendolari mi pestano i piedi senza chiedere scusa. Le scarpe erano nuove. Adesso non sono più pulito. Riesco miracolosamente a salire sul treno. La distanza media tra i passeggeri è di 2cm. La vicinanza in promisquità, si sa, favorisce le fantasie sessuali. Sarà per questo che i due alla mia destra, alla distanza di 1 cm dalla mia faccia, si slinguazzano come assatanati. La temperatura è piuttosto elevata in tutti i sensi: siamo a occhio e croce tra i 45 e i 50 gradi. Cerco di mantenere la calma ma non è facile. Fortunatamente superata la fermata Piramide il treno in buona parte si svuota. Rimango da solo di fronte alla porta, scendo tra due fermate. Ho la faccia rivolta verso i vetri. Una signora sui cinquanta mi bussa sulla spalla e mi fa:"Scende alla prossima?"
Le do un'occhiata dalla testa ai piedi, non vedo gessi alle gambe, stampelle nè qualsiasi altro segno di handicap motorio. L'handicap infatti la signora ce l'ha al cervello: é una di quelle che ha la fobia di non riuscire a scendere alla sua fermata anche se il treno non è affollato. Conto fino a dieci, poi, mantenendo la posizione e la calma, le dico:" Non si preoccupi la faccio scendere e mi giro verso le porte, consapevole e contento che la signora vivrà almeno un minuto di terrore fino alla sua fermata.
Finalmente scendo. Ai tornelli si sono piazzati un paio di controllori. Uno di questi ha fermato un immigrato senza biglietto. Avrei voglia di difenderlo, in fondo per il disagio subito dovrebbe essere risarcito piuttosto che multato. L'altro controllore mi chiedo il titolo di viaggio. Apro il portafoglio, passa qualche secondo. Il piccolo Clint Eastwood della metropolitana mi fissa e in cuor suo spera di potermi cogliere in fallo. "Non mi prenderete, bastardi" penso, ormai sono un fascio di nervi. Gli mostro l'abbonamento senza nemmeno guardarlo. Arrivo in ufficio.
"Ciao, alberto! Come va?" mi fa il mio capo.
Ed io sforzandomi di sorridere :" Bene, grazie! Tutto apposto!"